23/01/20

Recensione de La banda dei brocchi di Jonathan Coe - Vol.1

Trama: Trotter, Harding, Andertone e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà è un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di suola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella d'origine. I ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza, ignoranza culturale.
Siamo negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive Coe, dove s'incastrano sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira, nuove richieste culturali. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. A fianco del ristretto gruppo di amici, si muovono altre figure che aiutano a definire l'atmosfera e il sapore del tempo. Sono anni di grandi speranze egualitarie, di nuova musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettanto grandi delusioni. Divertente, pungente e teneramente romantico, La banda dei brocchi fa per gli anni settanta ciò che La famiglia Winshaw ha già fatto per gli anni ottanta.

Tocca ammetterlo. Sono una "sbarbatella". Sono nata nel 1989, quindi la storia recente non l'ho vissuta e la conosco malino, pensa te quella di un'altra nazione.
Jonathan Coe ha dato vita ad una trilogia che inizia negli anni '70: i terroristi dell'IRA, le instabilità sindacali, l'odio crescente verso lo straniero...Questi i temi più caldi.

La storia comincia con la presentazione di Benjamin Trotter, Sean Harding, Doug Anderton e Chase, dei ragazzi che frequentano una valida scuola privata di Birmingham, Trotter per via di una borsa di studio però e questo sarà abbastanza importante nella narrazione.
Attraverso le loro vicende e le loro famiglie ci narra di un decennio lontano da noi.
Innanzitutto i ragazzi della scuola sono di un'ignoranza colossale e, come discusso nel GDL di Leggo Quando Voglio su Telegram, la spiegazione più facile è che, in una scuola da rampolli, siano più protetti.
Per carità, poi si parla anche di Guerra Fredda ed altri fatti di attualità dell'epoca che si possono anche conoscere poco, già noi facciamo fatica con argomenti confusi che hanno luogo al giorno d'oggi, ma c'erano affermazioni oltre l'imbarazzante... Oggi mi pare comunque peggio perché l'ignoranza è globlale ed è paraddossale nell'era di informazione e comunicazione. Essere ignoranti è il primo passo per farsi "abbattere" e fregare.

Mi ha colpito la malsopportazione dello straniero che si sta affermando, mi sembra molto nota visti i nostri anni e sempre per determinati personaggi politici che infiammano gli animi e lasciano nei casini. Anche le rappresaglie della polizia verso i manifestanti delle fabbriche è di una violenza inaudita. Sì, abbiamo avuto anche qui repressioni di questo tipo e nemmeno giustificate, ma insabbiate, però ora ci sono fabbriche dove la gente sciopera perché vuole stare a casa, mica per andare in corteo.
Per non parlare dell'IRA e della questione irlandese, gestita malissimo. Il Regno Unito è una realtà complessa che, personalmente, vedrei meglio divisa nella sua composizione, c'è tanto astio che viene dal passato. La questione è comunque spinosa e dura perché, all'epoca degli attentati, ci sono andate di mezzo molte persone innocenti ed è impossibile non pensare all'Isis oggi... Ci saranno perdite anche tra i protagonisti.
Sono anni di cambiamenti che a noi sembrano "ridicoli", a volte, perché sappiamo come cambieranno le cose.

Però non sono solo questioni pesanti, ma anche dinamiche familiari, tresche tra adulti, quindi situazioni ironiche o anche squallide che ci fanno alzare quel sorrisino sardonico perché tutto il mondo è paese.
Si vive anche la scuola col suo repertorio di bullismo, insegnanti più o meno preparati e tolleranti (alcuni da denuncia! Altro che quelli di oggi che non possono dire A ai pargoli...), differenze sociali, dubbi ed insicurezze tipiche dell'adolescenza, curiosità più marcate perché ragazzi e ragazze erano divisi e più controllati.

Insomma, Coe si dimostra un abile narratore, molto vasto nel modo di scrivere, cambiare scenario, rendere la storia credibile. Posso pienamente affermare che è un maestro della narrativa.
Si vede che il suo amore sincero va alla musica, quasi sempre presente nei suoi brani con qualche personaggio. In più c'è qualche cenno sparso a Joyce e ad Henry Fielding.
Comunque sa regalare storie complete, ben scritte, con un linguaggio elaborato ma non semplicistico ed in grado di rendere edotti su temi cui non si pensa molto, il tutto facendoci seguire le vicende di personaggi cui ci affezioniamo, nostro malgrado.

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