13/01/20

Recensione di La bambina che amava troppo i fiammiferi di Gaètan Soucy


Trama: Una voce fresca, armata di un linguaggio assieme rozzo, forbitissimo e serenamente sconcio, ci calamita nel cuore di una storia sorprendente.

Una vasta tenuta di campagna, ai margini del bosco. Un vedovo tirannico e folle lascia, alla morte, due figli totalmente isolati, selvatici, spiazzati di fronte al mondo: tutto quello che sanno degli uomini viene dalle sue parole, o dai romanzi cavallereschi scovati in biblioteca.
Costretti, letteralmente, a "prendere l'universo in mano", imparano a interpretare la realtà - dai piccoli dettagli ai misteri (micidiali) lasciati in sospeso dal padre.
Quel che trapela dalla gente del paese non incoraggia, quel che scopriamo nell'immensa proprietà è un ulteriore, orribile segreto. Che ha reso folle il padre. Eppure...
La bambina che amava troppo i fiammiferi è un thriller fuoriclasse, dove terribile e sublime, comico e passionale, remoto ed eterno si trasformano in una gloriosa festa della parola. Della lettura. Che a ogni nuovo giro rivela nuovi aspetti, perle inafferrabili a prima vista.


Ho visto questo libro nelle foto Ig e Fb di M'hanno detto di fare un blog, mi sono incuriosita e me lo sono procurata molto presto.
Quando si tratta di cose strane sono pronta!

Questo volume a me dava l'idea di una fiaba, viene presentato come thriller e potrebbe anche essere benché non mi convinca del tutto la cosa.
Ma ho rischiato di abbandonarlo subito. Il mio masochismo, per fortuna, mi ha portata a perseverare.
Certo è che se inizi il libro e pensi di trovarti davanti una storia ben orchestrata rimani di sasso e ci vuole un po' a raccapezzarsi. Sì, perché questo libro sembra scritto da qualcuno di molto disturbato.

Capiamo subito che i protagonisti sono due fratelli nati e cresciuti separati dal mondo, venuti su ad insegnamenti privati e botte e, nel caso di uno dei due,  anche di romanzi.
Purtroppo (? davvero purtroppo?) il padre muore ed i due rimangono spiazzati. Non sanno che fare. Ci alterniamo tra un fratello più cerebrale ed uno più "scemo".
Qui comincia il grottesco perché iniziano a discutere di come sbarazzarsi del padre. Poi il fratello lettore decide di recarsi in paese per cercare di recuperare una bara per il defunto. La sua inesperienza del mondo però rende tutto tragicomico e scopriamo che si tratta di...una ragazza!
Da qui in poi è solo un crescendo di informazioni sconcertanti.

E' tutto sconcertante a dire il vero.
Anche solo il metodo di scrittura scelto. Le frasi fanno pensare ad un tipo di registro elevato, colto, ma inframezzato da frasi, errori e storpiature che rendono la scrittura grottesca. Per fortuna è evidente che è tutto voluto.
Man mano che si legge però si viene colti dall'orrore. Si realizza come vivono questi ragazzi, cosa hanno dovuto sopportare, come sono cresciuti. Ed è raccapricciante. Ecco il perché del thriller. Sembra una storia strampalata, campata in aria, invece è il risultato del suo più vero realismo perché i protagonisti hanno vissuto fuori dal mondo e non si rendono conto di ciò che hanno subito, come, a volte, capita anche nella realtà. Sanno ben poco della vita vera, diventati grandi quasi in clausura.
La ragazza poi lascia senza parole, grezza, selvaggia. Il padre le ha insegnato che il genere femminile non va sotto donna, bensì sotto put***a. Non che il fratello sia meglio, dagli occhi di lei sembra un demente.
La cosa più evidente è che il padre, da denuncia, sarebbe stato da rinchiudere, malato fino al midollo e nessuno in paese che abbia mai indagato! Ma subito tutti pronti a fare i pettegoli e giudicare appena se ne presenta l'occasione. Tipico!

Questo romanzo si chiude con le palpitazioni, con un vago senso di disagio ed orrore, ma entusiasti per la genialità dell'autore.
3 ROSE E MEZZA

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