23/01/20

Segnalazione Il circolo delle invincibili sognatrici di Ana B. nieto

Buongiorno,

oggi condivido con voi la segnalazione di questo romanzo edito Salani che mi ispira molto.
Si parla di libri, tema vitale per noi lettori, e di mare, un elemento forte e misterioso che per alcuni è linfa vitale e non sanno starne lontani.

Trama: Un circolo di lettura clandestino per sole donne si riunisce ogni mese nel seminterrato di Alice. Sbirciando dalla porta David, suo figlio, cresce osservando quelle donne colte e misteriose, ascoltando le parole sconosciute dei libri stranieri, vivendo le trame dei romanzi più avvincenti, fino al giorno in cui Alice sparisce allʼimprovviso senza lasciare traccia. Solo una mente allenata alla fantasia come quella di David può trasformare la fredda realtà in una straordinaria avventura.
Il mare diventa per David il luogo dove ritrovare Alice, un ponte tra il reale e lʼimmaginario, tra il passato e la memoria. Durante gli anni trascorsi in un faro prima e nelle traversate in solitaria che lo renderanno un famoso navigatore poi, David imparerà a crescere e ad affrontare le sfide con coraggio, anche ad amare, a modo suo, e diventerà un adulto che ha dentro di sé il bambino sognatore di un tempo. Non importa come siano andati davvero i fatti se, come ci insegna David, la realtà non è altro che un dettaglio davanti al potere della fantasia.

Biografia: Ana Nieto è nata a Madrid nel 1978. È scrittrice e sceneggiatrice. Ha studiato Comunicazione audiovisiva, Arte e Pubblicità. Fin da piccola appassionata di storia e mitologia, ha trascorso un anno in Irlanda per approfondire la mitologia del luogo e nel 2013 ha pubblicato il primo libro di una trilogia ispirata alla cultura celtica. Il circolo delle invincibili sognatrici ha ricevuto unʼaccoglienza entusiastica in Spagna, ricevendo recensioni da cinque stelle e il plauso della critica.

Estratto:
«Quel pomeriggio, come ogni primo mercoledì del mese, mamma aveva riunito le sue amiche del club di lettura, composto esclusivamente da donne. Con il tempo aveva finito per chiamarsi il Club delle cinquanta parole, per via del breve manifesto che avevano stilato allʼatto della sua fondazione e perché dicevano sempre che le socie erano cinquanta, per quanto non si incontrassero mai tutte insieme. So che avevano una licenza di riunione ‘per laboratorio di pasticceriaʼ, ma lʼultima cosa di cui parlavano era di farina, forno e dolci. Chiunque si fosse affacciato ai loro incontri e avesse ascoltato anche solo un paio di frasi avrebbe capito allʼistante che quello che mia madre covava lì sotto, nel seminterrato di casa, aveva tutta lʼaria di essere qualcosa di clandestino».

3 commenti: