07/11/19

Recensione di L'incubo di Hill House di Shirley Jackson

Trama: Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio». 

Ho letto questo romanzo in occasione della #SettimanadaIncubo organizzata da Leggo Quando Voglio per la settimana a cavallo di Halloween.


Ammetto che, un pò fifona, non ero convinta di cimentarmi in questa lettura.
Invece l'ho apprezzata per più motivi.

Tutto nasce dal progetto del Professor Montague, un accademico che ha intenzione di riunire persone che hanno avuto a che fare col soprannaturale per soggiornare presso Hill House, una casa che si vocifera sia infestata o, comunque con una pessima reputazione.
Accettano l'invito solo Theodora e Eleanor, due giovani nubili. Con loro due, oltre al professore, c'è Lucas Sanderson, erede della casa e la sua presenza era unica clausola obbligatoria affinché il professore potesse affitare la dimora.

La partenza delle due crea scompigli nei loro nuclei di origine , benché io non abbia capito il periodo in cui la storia si svolge,immagino sia in un passato non troppo recente e  non mi stupisce che due giovani donne incontrino difficoltà  in caso di scelte atipiche benché la voglia di indipendenza inizi a farsi sentire.
Lucas è il solito giovane di buona famiglia piuttosto sopra le righe, mentre il professor Montague mi sembra un pò troppo ingenuo anche se meno di Eleanor che non ha esperienze di vita, se non quelle da bandante della defunta madre. Almeno Theodora può vantare esperienze di vita, soprattutto da artista indipendente.
La caratterizzazione dei personaggi è però simbolo di bravura. Sono tutti antipatici, o quasi tutti. Il professore ha un fare paterno, ma spesso troppo bonario, mentre gli altri alternano carinerie a prese per i fondelli a danno di Eleanor (che a sua volta crea alternativamente antipatia e compassione da parte del lettore). Non credo sia casuale, ma rendere in maniera precisa i personaggi non è semplice.

Da persona razionale una ricerca di questo tipo un pò fa sorridere, ma quel che mi è piaciuto del romanzo è lo stile di scrittura della Jackson, ricercato e ben strutturato, con un linguaggio curato e periodi raramente troppo semplici.
Ammetto però che qualche momento di strizza l'ho vissuto XD Quando le porte sbattono e accadono strani eventi è difficile stare sereni, se poi si legge di sera...

Purtroppo sono rimasta un pò delusa dal finale troppo brusco benché in linea col romanzo che, da metà in poi circa, prende la rincorsa.
Rimane il dubbio: la casa è davvero infestata o, una serie di coincidenze, rende le persone preda di un'isteria collettiva? Indubbio, invece, un fatto: la casa è la vera protagonista del romanzo.
E' comunque una perla nel suo genere ed è stata una lettura molto godibile.

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