02/01/19

Recensione di Oliver Stone intervista Vladimir Putin

Trama: Oliver Stone, il regista premio Oscar che ha raccontato il potere in tutte le sue forme, realizza un'intervista eccezionale a Vladimir Putin per un documentario trasmesso e discusso in tutto il mondo. Questo libro propone i dialoghi attraverso cui si snoda il confronto tra i due, compresi molti materiali esclusi dal film in fase di montaggio. In un affresco che va dal dopoguerra a Trump, dalla crisi dell'URSS fino alle guerre in Ucraina e Siria degli ultimi anni, Stone firma un documento controverso e fuori dagli schemi, indispensabile per comprendere un protagonista assoluto del nostro tempo e scoprire, dalla sua viva voce, come Vladimir Putin guarda a sé, alla Russia e al mondo intero.


Vladimir Putin. Chi è? 
Oltre alle ovvie risposte, e cioè il presidente della Russia ed il suo comandante in capo, si sa quel che passa dagli articoli di giornale.
Tempo fa ho letto La Russia di Putin di Anna Politkovskaja , con la descrizione di fatti fino al 2004 circa. E questo mi getta comunque nella confusione. La giornalista non si scaglia contro Putin, ma dall'intervista del suo collega non so più cosa pensare.

Putin non viene certamente dipinto come un santo, anzi, ma quel che passa, dalle domande di Stone alle risposte dello stesso Putin, è il ritratto di un uomo deciso ed incisivo. Il presidente della Russia osserva un rigore militare, affronta le cose con forza e sicurezza, non mette da parte i problemi. Sembra gestire egregiamente un Paese che effettivamente si sta ergendo nella scena nazionale con sempre più forza.
Fa comunque considerazioni importanti e vere.

La democrazia deve nascere all'interno di una società, non essere imposta, questione che forse è all'origine di alcune tensioni nelle aree islamiche, musulmane, mediorientali. Forse interessa addirittura la nascita del terrorismo islamico e dell'ISIS. Certo, nemmeno si può continuare ad assistere ai soprusi, ma gli interventi devono essere delicati e non forti, possibilmente nascere all'interno del paese interessato, avere uno sviluppo naturale. Anche se un pensiero di questo tipo stona col Putin che conosco, assieme alla sua incrollabile fede nel dialogo.
Un'affermazione importante e vera però è che le persone una volta preso lo stipendio e pensato ai fatti propri non si informano. Eppure le informazioni sono attorno a noi, anche a livello internazionale, ad eccezione di quei fatti che avvengono a porte chiuse e che non sono così numerosi. Poi è facile lamentarsi. E in questo gli italiani sono numeri uno, anche più dei russi, a mio avviso. Preso stipendio?  Sì. Lamentele? Da qui all'eternità ed è sempre colpa altrui. Si può far qualcosa? Non è compito dell'elettore.

Si parla di tutto. Chiacchiere informali, anche sulla famiglia del presidente (e mi sono fatta quattro risate leggendo che Putin da ragazzo fu inseguito da un topo che fece arrabbiare), due parole su argomenti di tutti i giorni, scherzi, giochi, attività assieme e poi discussioni e botta e risposta su tutto. Gli argomenti sono vari: Iran, Siria, Cecenia, Ucraina e Crimea, Donbass, ecologia, trattato missili antibalistici, elezioni americane e russe, Panama papers, questione musulmana, la religione come sostituta alla caduta del comunismo, la fine dell'URSS, la figura della NATO, di Cina ed Arabia Saudita, Bin Laden, potere e democrazia, della storia millenaria e prettamente imperiale della Russia, dell'Artico, del protocollo di Kyoto, della cyber war, di omosessuali e del divieto di propaganda omosessuale tra minorenni. Tutte le interviste qui contenute vanno dall'estate 2015 alla fine dell'inverno nel 2017.
Veramente, credo che pochissimi argomenti non siano stati toccati. Purtroppo non ho compreso tutto, soprattutto le questioni dei paesi dell'ex area sovietica che negli ultimi anni si sono fatte bollenti o se non altro problematiche. Mi mancano molte informazioni.

Putin è stato corretto, chiaro. Forse ne viene fuori un'immagine esageratamente positiva di un uomo energico e di parola, di legge (probabilmente hanno influito i suoi studi, oltre al carattere). Il comandante in capo della Russia è molto diplomatico, anche quando potrebbe andarci giù pesante con le parole, non ne dice una cattiva contro gli USA. Certo, fa parte del suo ruolo e rischierebbe di scatenare una guerra, ma ci sono modi più subdoli di dire e non dire. Forse non ho colto io, ma è sempre molto corretto, non si sottomette, però non è nemmeno arrogante (salvo con qualche risposta dove si avverte la sua sicurezza in sé).
Quel che mi chiedo ancora è chi sia. E' innegabile che quanto detto dalla Politkovskaja sia frutto di fantasia, considerata la sua fine poi. E allora dov'è la verità?
Non lo so, ma se non altro ora sono molto più equilibrata. Non lo demonizzo, non lo santifico. Semplicemente lo prendo in maniera critica e più razionale. Non sono né filorussa, né filoamericana, non rinnego i miei giudizi agghiacciati che la Politkovskaja ha suscitato, però mi riservo il diritto di pensarci su.
Un applauso a Stone di cui vorrò cercare di vedere qualche film. E' un giornalista obiettivo, che non cerca di arruffianarsi nessuno, a quanto pare e secondo me merita.

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