13/06/18

Recensione di La Russia di Putin di Anna Politkovskaja

Descrizione: Da qualche tempo l'Occidente cerca di tranquillizzarsi sulla Russia presentando Vladimir Putin come un bravo ragazzo volenteroso. Ma ora questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, tale autoinganno. Ed è un libro destinato a restare memorabile per la maestria e l'audacia con cui l'autrice racconta le storie (pubbliche e private) della Russia di oggi, soffocata da un regime che, dietro la facciata di una democrazia in fieri, si rivela ancora avvelenato di sovietismo. Ma non si pensi a una fredda analisi politica: “Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia” scrive la Politkovskaja. E tanto meno si pensi a una biografia del presidente: Putin resta infatti sullo sfondo, anzi dietro le quinte, per essere chiamato sul proscenio soltanto nel tagliente capitolo finale, dove viene ritratto come un modesto ex ufficiale del K.G.B. divorato da ambizioni imperiali. In primo piano ci incalzano invece squarci di vita quotidiana, grottesca quando non tragica: la guerra in Cecenia con i suoi cadaveri “dimenticati”; le degenerazioni in atto nell'ex Armata Rossa; il crack economico che nel '98 ha travolto la neonata media borghesia, supporto per un'autentica evoluzione democratica del Paese; la nuova mafia di Stato, radicata in un sistema di corruzione senza precedenti; l'eccidio a opera delle forze speciali nel teatro Dubrovka di Mosca; la strage dei bambini a Beslan, in Ossezia.

Da anni mi dico che devo iniziare a leggere la Politkovskaja e finalmente l'ho fatto!
Per dirla in breve non me ne sono pentita.

La giornalista ci racconta una Russia poco nota in Occidente ed in America, una potenza che si sta risollevando grazie a Putin che fuori nazione ha una patina di pregio, ma inizia a parlare non da lui, ma dai problemi del Paese e dalla situazione pre-Putin.

Uno dei primi punti narrati è la situazione dell'esercito, senza soldi, pieno di reclute che altro lavoro ed istruzione altrimenti non potrebbero avere, un sacco di soldati semplici che muoiono di stenti e di botte per capriccio dei superiori, i quali vivono nell'impunità che uccidano o stuprino. Sono in pochi ad opporsi, ancor meno a vincere.
Ma non finisce qui. La legge assolutamente non è uguale per tutti, la carta è praticamente solo decorata. Direte voi: e che differenza c'è con l'Italia? 
Che differenza? Lì la corruzione è talmente plateale che nemmeno si finge di ascoltare la parte lesa che quasi mai dovrà vincere. Anzi, inferisce pesantemente...
La libertà di opinione non esiste, l'opposizione non esiste, l'ecologia uccisa a colpi di violazioni di legge, la corruzione invece è la norma ed è praticamente incoraggiata, è un ménage tra legge, potere e criminali, in perfetta armonia.
Interi problemi del paese vengono ignorati a pié pari. La marina militare russa non gode nemmeno della manutenzione necessaria pur avendo armi nucleari a bordo, i vecchi nella periferia o lontano dalla capitale muoiono di freddo se non anche congelati, se non si è più utili si viene messi in condizioni critiche senza pensieri e subendo anche la stizza di chi è sopra. 
Il razzismo fa sembrare i nostri leghisti dei dilettanti. Dalla guerra in Cecenia, i ceceni, ma anche i caucasici in genere, sono trattati alla stregua di paria, rifiuti e l'attentato del 2002 al musical Nord-Ost è stata la scusa per dare inizio all'odio razziale.

Certo, i fatti sono esposti fino al 2004, ma ci rendiamo conto che è l'altro ieri? Cioè che le cose probabilmente sono peggiorate e si sono fossilizzate? Che questa donna non è morta casualmente?
Io onestamente sono terrorizzata dalla possibilità che potremmo finire così anche noi. Certo, per raggiungere quei livelli serve un Putin che, per fortuna non abbiamo, ma la situazione che si respira non è delle migliori e la gente dorme, abbocca come un pesce alle prime cose che vede e sente, non ragiona, vuole il piatto pronto. La mia speranza sta rantolando e spero vivamente di sbagliarmi.

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