
Lois Lowry ci sorprende ancora col secondo volume della trilogia da lei ideata.
La narrazione non riprende infatti dalla fuga di Jonas e nemmeno dal luogo dove è arrivato, ma in un villaggio che vive in maniera semi primitiva e governato dal Consiglio dei Guardiani, gli unici a vivere in un edificio moderno e con tutti i comfort.
In questa società chiunque sia diverso è mal visto, addirittura non si permette "all'erba cattiva nemmeno di crescere". Viene estirpata prima.
Non esiste empatia, conforto, amore, trasporto, altruismo. Solo odio verso gli altri, aggressione, prontezza a sferrare una gomitata nel fianco del vicino se ciò ci da vantaggi. Perfino le stesse madri non sopportano i propri figli, i loro piagnistei e questi sono spesso picchiati senza preavviso se insistenti.
Qui vive Kira, ragazza deforme da una gamba che, grazie al coraggio della madre, non è stata uccisa alla nascita così come il villaggio voleva poichè gli elementi di disturbo, privi di utilità per il popolo, i pesi..venivano abbandonati nella Landa dove le bestie li uccidono. Ed è da qui che Kira viene dopo aver vegliato quattro giorni la salma della madre, colpita da una malattia. Torna e trova, come di rito dopo una malattia, la casa bruciata. Si accinge a ricostruirla con fatica a causa della sua gamba, avvertita da Matt, suo amico appartentente ai ranghi più disagiati, che una donna, Vandara, la odia e cercherà di prendersi la casa per scopi personali.
Infatti il conflitto inizia, ma Kira , con abilità, riesce a dirigere la discussione e portarla in tribunale dove, grazie al suo difensore Jamison viene risparmiata dall'essere mandata nelle Lande come tutti i pesi morti per la società. Infatti trova i pregi della ragazza e le affida il compito di restaurare la veste del Cantore.