17/06/18

Recensione di L'ultimo faro di Paola Zannoner

Trama:Un bellissimo faro sul mare e tre settimane di vacanza. Per quattordici ragazzi sta per iniziare un’estate magnifica. Un’estate di amicizie, amori e anche piccoli dissapori. Ognuno di loro ha una storia diversa alle spalle, una ferita da nascondere, un segreto da custodire. Come Samuele, sempre pronto ad attaccare briga con tutti; o Fran, che è così timida da non riuscire a parlare con nessuno; o ancora Ahmed, il ragazzo scappato dalla guerra… E poi c’è Lin, tredici anni e un numero di assenze ingiustificate sufficiente a farsi cacciare da scuola. Dalla vita ha imparato due cose: la prima è che non bisogna mai abbassare la guardia, la seconda è che non ci si può fidare di nessuno. Per questo Lin preferisce starsene per conto proprio piuttosto che fare amicizia con i compagni. Ma una scoperta nella cava di pietra ai piedi del faro cambia tutto: uno strano graffito che mette Lin sulle tracce di una misteriosa e romantica storia d’amore. E così, tra calde giornate d’agosto e meravigliose notti stellate, Lin avrà bisogno di tutto l’aiuto dei suoi amici per riallacciare gli ingarbugliati fili del passato, scoprire la verità e vivere un’avventura che la cambierà per sempre.



Con L’ultimo faro, Paola Zannoner ci regala una storia magistrale. Uno straordinario romanzo corale in cui trovano spazio le voci di quattordici, indimenticabili personaggi. Un racconto sui valori della convivenza e della conoscenza reciproca al di là delle differenze, ma soprattutto sull’irresistibile potere della parola.

Quattordici ragazzi, quattordici storie. Una sola, indimenticabile vacanza.

Un romanzo magistrale dalla penna di un’autrice bestseller.

Preso d'impulso in biblioteca per spezzare letture  più dure che avevo preso in prestito.

La storia è ambientata in estate. Quattordici ragazzi dagli undici ai quindici anni sono appena arrivati in un campo estivo presso un faro che, personalmente, colloco in sud Italia.
Però, eccezioni  a parte, nessuno mi sembra molto contento e convinto di essere lì.
I fatti vengono inizialmente narrati da Lin, testa calda. E' veritiera, quando parla ha pure ragione, ma è troppo sicura del suo parere (perchè ancora non è entrato in scena Tudor), è cinica, disillusa, come me ama poco chi sorride troppo. Poi si crede sempre nel giusto anche per la cattiveria ed il bullismo che fa, non le vede come cattive azioni, anzi deride quelle che ha bullizzato perchè sono brave studentesse e non capiscono che non avranno premi dalla vita.
E' lì per "redimersi", pochi sono lì per scelta.

14/06/18

Recensione di L'animale femmina di Emanuela Canepa

Trama: Rosita è scappata dal suo malinconico paese, e dal controllo asfittico della madre, per andare a studiare a Padova. Sono passati sette anni e non ha concluso molto. Il lavoro al supermercato che le serve per mantenersi l'ha penalizzata con gli esami e l'unico uomo che frequenta, al ritmo di un incontro al mese, è sposato. Ma lei è abituata a non pretendere nulla. La vigilia di Natale conosce per caso un anziano avvocato, Ludovico Lepore. Austero, elegante, enigmatico, Lepore non nasconde una certa ruvidezza, eppure si interessa a lei. La assume come segretaria part time perché possa avere più soldi e tempo per l'università. In ufficio, però, comincia a tormentarla con discorsi misogini, esercitando su di lei una manipolazione sottile. Rosita la subisce per necessità, o almeno crede. Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.

Ho fatto questa lettura grazie al gruppo de Le Personal Book Shopper. Non era prevista e nemmeno sapevo se mi avrebbe convinta, ma ho deciso di provare a scatola chiusa.

Protagonista è Rosita, giovane studentessa di Medicina a Padova che stenta a vivere perchè arranca con un lavoro che non le permette praticamente di studiare. Adesso è fortemente nei guai, ma un evento inaspettato, durante la vigilia di Natale, la mette sulla strada dell'anziano avvocato Ludovico Lepore.
E' la possibilità di ricominciare come segretaria presso lo studio legale dell'uomo di legge. Un impiego ben remunerato, poco pesante, che le permette di avere molto tempo per studiare.
Peccato che ci sia il trucco: l'avvocato la incastra sempre in discussioni misogine e cervellotiche che mettono la nostra protagonista a disagio perché non sa reagire né rispondere e teme anche le conseguenze di quell'eventuale gesto.

13/06/18

Fontamara di Ignazio Silone

Trama: Fontamara fu pubblicato a Zurigo nel 1933. Ambientato in un paesino abruzzese, Fontamara appunto, racconta l'eterno conflitto tra "cafoni" e "cittadini", reso ancora più drammatico dall'avvento del fascismo. I contadini e i braccianti, rassegnati ormai e quasi assuefatti a subire senza reagire catastrofi e soprusi di ogni genere, abbrutiti dalla miseria e dalla lotta per la sopravvivenza, trovano la forza di ribellarsi quando si rendono conto dell'ultima, ennesima truffa ordita sulla loro pelle, che, per una coincidenza non casuale, corrisponde temporalmente all'entrata in scena del regime fascista. Figura centrale del romanzo è Berardo Viola, che rappresenta l'esigenza di riscattare una vita di silenzio e passività, esigenza che diverrà essenziale e imprescindibile anche per gli altri "cafoni" fontamaresi. 

Temo i classici, soprattutto del periodo bellico, ma questo è ambientato in Abruzzo,cioè , in Abruzzo!
Deliri a parte, dirò qualcosa di più...

Ignazio Silone, nativo di Pescina dei Marsi, rimane orfano col terremoto del 1915 che ha piegato la Marsica, è cristiano ed antifascista.
La sua narrazione si incentra sui "cafoni", non i maleducati, ma la gente semplice ed ignorante, i contadini che tutto sopportano perchè sempre così è stato, "lor signori"  vogliono i soldi e loro a patire la fame nonostante il sudore versato nella terra.

Recensione di La Russia di Putin di Anna Politkovskaja

Descrizione: Da qualche tempo l'Occidente cerca di tranquillizzarsi sulla Russia presentando Vladimir Putin come un bravo ragazzo volenteroso. Ma ora questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, tale autoinganno. Ed è un libro destinato a restare memorabile per la maestria e l'audacia con cui l'autrice racconta le storie (pubbliche e private) della Russia di oggi, soffocata da un regime che, dietro la facciata di una democrazia in fieri, si rivela ancora avvelenato di sovietismo. Ma non si pensi a una fredda analisi politica: “Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia” scrive la Politkovskaja. E tanto meno si pensi a una biografia del presidente: Putin resta infatti sullo sfondo, anzi dietro le quinte, per essere chiamato sul proscenio soltanto nel tagliente capitolo finale, dove viene ritratto come un modesto ex ufficiale del K.G.B. divorato da ambizioni imperiali. In primo piano ci incalzano invece squarci di vita quotidiana, grottesca quando non tragica: la guerra in Cecenia con i suoi cadaveri “dimenticati”; le degenerazioni in atto nell'ex Armata Rossa; il crack economico che nel '98 ha travolto la neonata media borghesia, supporto per un'autentica evoluzione democratica del Paese; la nuova mafia di Stato, radicata in un sistema di corruzione senza precedenti; l'eccidio a opera delle forze speciali nel teatro Dubrovka di Mosca; la strage dei bambini a Beslan, in Ossezia.

Da anni mi dico che devo iniziare a leggere la Politkovskaja e finalmente l'ho fatto!
Per dirla in breve non me ne sono pentita.

La giornalista ci racconta una Russia poco nota in Occidente ed in America, una potenza che si sta risollevando grazie a Putin che fuori nazione ha una patina di pregio, ma inizia a parlare non da lui, ma dai problemi del Paese e dalla situazione pre-Putin.

10/06/18

Ho finalmente capito l'Italia: piccolo trattato ad uso degli stranieri e degli italiani di Philippe Daverio

Descrizione. Il viaggio di un curioso attraverso alcuni momenti della storia, dell'arte e del carattere del nostro paese. Philippe Daverio ci offre un'originale chiave di lettura dell'italia e degli italiani di oggi.



Per quale motivo gli Italiani sono così diversi dagli altri cittadini d’oltralpe? Con questa “autobiografia di un alsaziano che riscopre le proprie origini lombarde” Philippe Daverio cerca di spiegare il nostro Paese a tutti gli stranieri che ci osservano stupiti, ma anche probabilmente a molti italiani. Il testo su articola su dicotomie come il concetto di “campanile” e quello di “Heimat”, di “principe” e di “re”, racconta come ci ha formato la mente la frequenza dei terremoti, la presenza del Papato, la lingua italiana e molte altre particolarità osservate attraverso i suoi occhiali di cittadino europeo per nascita e per vocazione. Una lettura della realtà attuale a più livelli, divertente e piena di spunti inediti, che, anche attraverso il percorso delle immagini, parte dalla conoscenza della storia, della storia dell’arte e della linguistica di un autore che si autodefinisce “antropologo culturale”. 

Dopo aver terminato la collezione di volumi d'arte dell'autore (per cui gradirei una cena visto l'esborso XD) ho deciso di leggere questa sua ultima fatica perchè anche io sto cercando di capirci qualcosa circa il "mio" paese.
Dico "mio" perché purtroppo fatico sempre più a sentirmi italiana.

06/06/18

Recensione di Un attimo, un mattino di Sarah Rayner

Trama: È un lunedì mattina come tanti, sul treno che porta i pendolari da Brighton a Londra. Nei vagoni, visi assonnati, preoccupati, speranzosi. Qualcuno finisce di truccarsi, qualcuno legge, c’è chi chiacchiera e chi ascolta musica dall’iPod pensando alla giornata che lo aspetta. Per Karen e suo marito è una giornata felice: stanno andando a firmare per il mutuo della nuova casa, che accoglierà loro e i due figli. Lou, dal sedile accanto, li osserva e la loro evidente complicità la mette di buon umore, anche se prova un pizzico di invidia per quell’amore sereno e totale che a lei sembra negato. Anna, invece, qualche carrozza più in là, sogna di acquistare la giacca di cui ha visto la foto sulla rivista che sta sfogliando, e piega l’angolo della pagina per ricordarsene.

È tutto normale, è tutto tranquillo... ma poi qualcosa, di colpo, rimescola le carte della vita e quel mattino come tanti diventa il punto di svolta, l’inizio di una settimana drammatica. Legate da una tragica casualità, le tre donne affronteranno insieme i giorni seguenti e troveranno nella loro amicizia la forza per superare il dolore. Insieme scopriranno che, se davvero basta un attimo perché tutto vada in frantumi, la vita non si ferma e ci chiede di tenere il passo..

Letture del tutto impreviste per le challenge! Considerando che ultimamente manco volevo leggere un libro ambientato nel paese della Union Jack. Niente di personale, ma non ora e non di questo genere.
Ma dei libri a disposizione su quel paese era quello che mi attraeva di meno per la trama ed allo stesso tempo di più a pelle.

Il treno delle 7.44 in partenza da Brighton verso Londra è il più utilizzato dai pendolari. Un lunedì mattina come tanti però accade una terribile disgrazia: un uomo muore.

04/06/18

Recensione di Annientamento di Jeff VanderMeer

Trama: Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati. 

Ho scoperto questo libro per caso ed ho pensato che la copertina fosse orripilante. Mi ricorda i fiumi o gli stagni con eccessiva vegetazione a causa dell'eutrofizzazione. Mi ha sempre trasmesso angoscia questo fenomeno, visivamente ed olfattivamente, poi razionalmente.

Questo primo volume si presenta subito in maniera particolare.
La biologa sta partendo in missione verso l'area X con la psicologa, l'antropologa e la topografa.
Nessuna conosce il nome dell'altra per ragioni ben precise. Si vive quindi nell'anonimato.
Tutte però hanno subito un addestramento intensivo per entrare nell'area e chissà se basterà. Di undici spedizioni ne è tornata una ed i membri non sono tornati sani in nessun senso.