23/10/17

Recensione de Lo Zahir di Paulo Coelho

Trama: Un giorno, uno scrittore famoso scopre che la moglie, corrispondente di guerra, lo ha abbandonato senza lasciare traccia e senza alcuna spiegazione plausibile.

Nonostante il successo e un nuovo amore, il pensiero dell'assenza della donna continua a tormentarlo e gli invade la mente fino a gettarlo in un totale smarrimento. E' stata rapita, ricattata, o semplicemente si è stancata del matrimonio? L'inquietudine che gli deriva è tanto forte quanto l'attrazione che lei continua a esercitare su di lui. La ricerca di lei - e del significato della propria vita - porta lo scrittore dalla Francia alla Spagna e alla Croazia, sino a raggiungere gli affascinanti paesaggi desolati dell'Asia Centrale. E ancora di più, lo allontana dalla sicurezza del suo mondo verso un cammino completamente sconosciuto, alla ricerca di un nuovo modo di intendere la natura dell'amore e il potere ineludibile del destino. Con questo suo nuovo romanzo, Lo Zahir, Paulo Coelho non solo conferma le sue doti di scrittore, ma anche la sua straordinaria capacità di intuire che cosa significhi per un essere umano vivere in un mondo ricco di possibilità.

Ho provato a leggere Paulo Coelho tanti anni fa su spinta di un'amica che adora questo autore. Non ricordo nulla, nemmeno il titolo, ma è rimasta la sensazione "mai più".
Ero quindi un pò preoccupata nell'accingermi a questa lettura visti i precedenti. Però l'inizio non è stato malvagio, tanto da farmi pensare di essere malfidata come mio solito.

Il libro si apre con la scena di questo famoso scrittore che ha a che fare con la polizia per la presunta scomparsa della moglie, corrispondente di guerra, scomparsa che preoccupa anche lui benchè sappia che non sia stata rapita, ci sono fatti che non ha rivelato che gli fanno credere così. E' anzi piuttosto probabile che c'entri qualcosa Mikhail, interprete kazako di Esther, la sua coniuge. 
Inizia quindi un periodo di tormento per questo stato di incertezze che porta il letterato a rivangare la sua storia tormentata storia passata, agli albori del suo rapporto con Esther, un rapporto che la donna ha voluto rispetto a lui, innanzitutto per la sua volontà di portare il marito sulla strada della scrittura, una strada che lo ha sempre spaventato. Ma grazie alla sua perseveranza lui raggiunge il successo.
Lui cerca il momento in cui è successo l'irreparabile, che ha portato la moglie ad andare via e perchè. In questo percorso sarà senz'altro utile l'aiuto dello stesso Mikhail, sarà un viaggio interiore ed esteriore che rivelerà molto al protagonista del romanzo.

19/10/17

Recensione de Il tempo dell'attesa - I Cazalet Volume secondo di Elizabeth Jane Howard

Trama: È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, mentre una nuova generazione prende le fila del racconto. Louise realizza il sogno della recitazione e nel frattempo incontra colui che diventerà suo marito, Polly non fa che pensare a se stessa, e Clary si guadagna tutta la nostra comprensione quando rifiuta di credere alla morte dell’amato padre e attende il suo ritorno. Mentre le ragazze aspettano di poter proseguire le proprie vite per diventare finalmente adulte, l’intera famiglia Cazalet è in attesa, in quegli anni difficili dell’inizio della guerra, in cui nessuno sa quando la vita tornerà quella di prima.

Eccomi presto di ritorno presso i Cazalet, un ritorno che temevo perchè finire il primo volume non è stato affatto semplice.
Per qualche strano motivo affrontare questo è stato più naturale, forse perchè conosco meglio i personaggi e posso dirmi già dentro la storia, orientarmi meglio. Infatti sono scivolata nei fatti senza grossi problemi.

I capitoli, ho notato, sono più brevi e c'è una novità circa la narrazione.
Le vicende riprendono ad un anno di distanza dai fatti del primo volume ed il peso della guerra si fa sentire. La spensieratezza è andata via, anche chi gode di una favorevole condizione economica, come appunto i Cazalet, deve risparmiare e stare attenta. I pranzi in famiglia sono più parchi, si deve vivere in maniera riservata, tranquilla e più parsimoniosa di prima, ritirati ed attenti alla sicurezza della casa, soprattutto alla sera quando ci si deve oscurare per non farsi bombardare dai tedeschi. Perchè, purtroppo, il conflitto non è più una possibilità, ma una realtà pericolosa. A chi resta a casa sembra raramente di essere in guerra se non per la noia e le restrizioni, però il rischio di venire colpiti c'è.

13/10/17

Recensione di The Winner's Curse - La maledizione di Marie Rutkoski

Trama: In quanto figlia di un potente generale di un vasto impero che riduce i schiavitù i popoli conquistati, la diciassettenne Kestrel ha sempre goduto di una vita privilegiata. Ma adesso si trova davanti a una scelta difficile: arruolarsi nell’esercito oppure sposarsi. La ragazza, però, ha ben altre intenzioni... Nel giovane Arin, uno schiavo in vendita all’asta, Kestrel ha trovato uno spirito gentile e a lei affine. Gli occhi di lui, che sembrano sfidare tutto e tutti, l’hanno spinta a seguire il proprio istinto e comprarlo senza pensare alle possibili conseguenze. E così, inaspettatamente, Kestrel si ritrova a dover nascondere l’amore che inizia a sentire per Arin, un sentimento che si intensifica giorno dopo giorno. Ma la ragazza non sa che anche il giovane schiavo nasconde un segreto e che per stare insieme i due amanti dovranno accettare di tradire la loro gente o altrimenti tradire sé stessi per rimanere fedeli al proprio popolo. Kestrel imparerà velocemente che il prezzo da pagare per l’uomo che ama è molto più alto di quello che avrebbe mai potuto immaginare… 

In un tempo imprecisato l'impero di Valoria ha conquistato e sottomesso Herran, florido regno dedito ai commerci ed alla navigazione. Da allora la popolazione herrana vive in schiavitù e i valoriani comandano incontrastati.
Kestrel, figlia del generale, è all'apice di questo sistema. Gode di privilegi, ma è un'anomalia tra la sua gente. Non vorrebbe né arruolarsi né sposarsi, come prevede la legge, adora la musica e non è la combattente che ci si aspetterebbe. Ma ha una mente brillante, una mente che alberga in un animo che non è disposto a perdere e che vive di strategia, una mente che la porterà a portarsi a tutti i costi a casa Arin, schiavo herrano, che la colpisce per la sua diversità in mezzo agli altri. Con lui crescerà presto una complicità che verrà mal vista perchè le due popolazioni hanno ruoli ben precisi.
Purtroppo il destino o le conseguenze storiche, porteranno i protagonisti davanti a scelte inderogabili e distruttive per loro. Scegliere loro stessi e tradire tutti? O scegliere tutti e tradire se stessi?

11/10/17

Recensione di La costola di Adamo di Antonio Manzini


Trama: Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.

Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia. Soprattutto, deve accettare di sporgersi pericolosamente verso il mondo delle donne, a respirare il carattere insinuante, continuo, che assume la violenza quand’è esercitata su di loro. Ogni interrogatorio condotto da Schiavone accende la curiosità della prossima rivelazione, ogni suo passo sollecita l’attesa del nuovo indizio, mentre intorno si sparge contagiosa la crescente sua commozione, si trasmette il suo malumore, e si fa convincente il pessimismo sgorgato dal suo «baratro di tristezza».

Le storie nere con Rocco Schiavone restano impresse. Per la geometrica densità dell’intreccio; per la cesellatura minuziosa di un personaggio la cui immagine ha la forza di uscire dalla pagina.

Ho letto il primo volume molto tempo fa e mi sono buttata nel vuoto perchè il noir non è un genere che propriamente mi si addice (nemmeno il giallo). E invece mi è andata bene, perchè continuo a preferire altro, ma questo autore è bravissimo e mi viene riconfermato in questo volume.

Se all'inizio Rocco Schiavone sembra, consentitemi, uno stronzo, e lo è, poi lo si scopre a 360°. Non c'è solo la faccia tosta, il caratteraccio, ma anche l'ironia, la profondità e il grande senso di giustizia.
In questo secondo volume si trova ad indagare su un caso ambiguo: un'apparente impiccagione che si rivela essere un omicidio e con molti elementi che non quadrano: c'è la cucina disastrata, la stanza matrimoniale studiata scientificamente da dove mancano sicuramente dei gioielli e la stanza dove c'è l'impiccata, Ester Baudo. Insomma, un elemento non quadra con l'altro perchè ogni parte della casa racconta una storia diversa e così le persone a contatto con la casa e la morta.

09/10/17

Recensione de I Cazalet - Gli anni della leggerezza - Volume Primo di E. J. Howard

Trama: È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.

Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.


Evviva, ho finito il primo volume!!! Vittoria!

Sì, la mia esclamazione vuole dire che la lettura è stata pesante, ma non pessima.
Se non fosse stato per la challenge "Leggendo Serialmente" dei blog "Un libro per amico" e "Desperate Bookswife" non credo avrei iniziato tanto presto questa saga.

I Cazalet sono una pentalogia che parla appunto di questa grande famiglia borghese degli anni '30. La storia è ambientata in Inghilterra ed è davvero piena di sfaccettature, infatti fare una recensione sensata e completa è assolutamente difficile.

All'inizio ho avuto molte difficoltà. Innanzitutto, la storia si apre con Phyllis, cameriera della famiglia di Edward Cazalet, secondogenito della Duchessa e del Generale, forse per farci entrare di colpo nella tipica giornata inglese di una famiglia tardovittoriana del tempo. Ecco, io mi aspettavo che la storia partisse dai capostipite della famiglia! Quindi ci è voluto un pò per capire ed ambientarmi.
Man mano ci verranno presentati i figli del patriarca, le loro mogli, i loro figli ed anche i domestici, tutti in preparazione e fermento per l'organizzazione dell'estate presso la dimora dei Cazalet senior.
Inutile negare che si respira la storia perchè viene raccontata proprio la vita tipica, le concezioni e consuetudini dell'epoca, oltre che i suoi limiti.

04/10/17

Recensione di Le Cosmicomiche di Italo Calvino

Trama: «Avevo preso l'abitudine di segnarmi le immagini che mi venivano in mente leggendo un libro per esempio di cosmogonia, cioè partendo da un discorso lontano dal meccanismo di immaginazione che mi è consueto.»
(Da un'intervista del 1965)
I grandi miti della fantascienza: astronavi, macchine futuribili, viaggi interstellari, rivisitati e trasformati da una fantasia ironica e intelligente.


E' la seconda volta quest'anno che mi capita di leggere Calvino quest'anno e mi sorprende sempre più. 
Lo apprezzo come persona, molto tollerante ed attivo nei propri propositi, parte del merito, se non molta, è della famiglia, piena di scienziati, che lo ha educato nel laicismo (scelta molto ardita nel 1934).
In questa raccolta di racconti, fintamente fantascientifica, lo scrittore si sperimenta. Legge molto e le letture gli suscitano idee che poi cerca di tradurre in racconti, non tutti finiti subito, alcuni ritoccati molto o appena, ma quell'appena vuol dire tutto.

29/09/17

Recensione di Cappuccetto rosso sangue di Sarah Blakely Cartwright

Trama: Valerie, una coraggiosa ragazza cui la nonna ha donato un manto di seta rosso, vive nel piccolo villaggio di Daggorhorn, assediato da anni da un lupo mannaro. Di giorno la belva prende sembianze umane e di notte, quando la luna ha il colore del sangue, si aggira per i boschi e uccide senza pietà. Il lupo potrebbe essere chiunque: Peter, il giovane solitario e misterioso di cui Valerie è innamorata, il ricco Henry, a cui la ragazza è promessa in sposa, Lucie, la dolce sorella che Valerie adora e a cui vorrebbe assomigliare, o chissà chi altro. Mentre la popolazione, sempre più spaventata, decide di chiamare un cacciatore di licantropi, la ragazza dal manto rosso percepisce un insistente richiamo: "Vieni via con me..." Basato su una sceneggiatura di David Leslie Johnson. Introduzione di Catherine Hardwicke.

Amo notoriamente leggere il fantasy, un ramo che apprezzo volentieri è quello del retelling di fiabe, dove finora resta la mia regina incontrastata Rosamunde Hodge con "Bellezza crudele" e "Il sentiero del bosco incantato". Parere che si rafforza ancora di più dopo aver letto questo libro che come retelling è molto "meh".

Innanzitutto la trama fa capire lampioni per lamponi. Sì, Valerie vive a Daggorhorn, ma la gente crede che il Lupo sia semplicemente una bestia più feroce e malvagia, cui basti tributare una volta al mese l'animale migliore per stare al sicuro. Valerie all'inizio non è assolutamente innamorata, anzi, si sente diversa perchè non si è ancora almeno infatuata, non le interessa guardare i bei ragazzi come alle amiche, non è obbediente e brava nei lavori casalinghi come la sorella ed ha un carattere diverso dal resto della popolazione, è spavalda e priva di paure. E la questione del chiamare il cacciatore di licantropi non è che sia proprio esatta... Insomma, uno che legge questa trama casca già male! E' meglio dire che in un villaggio atipico, ombroso, le cui case sono erette su palizzate in modo da isolarsi meglio di notte, con mura alte ed acuminate, incombe da decenni la maledizione del lupo. Per mantenere la tregua è imposto un sacrificio mensile, ma ad un certo punto la pace si rompe ed iniziano le morti. Un duro colpo per Valerie e per il villaggio, ora più spaventato e sospettoso che mai, proprio in concomitanza con il (poco gradito) ritorno di Peter, amico d'infanzia di Valerie dovuto fuggire col padre anni addietro, per cui la ragazza non ha mai smesso di provare affetto...