Pagine

06/06/17

Recensione di La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone

Trama: Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po' qua e un po' là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant'anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l'appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare, una per una, le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza.

Uno straordinario romanzo sulla famiglia allargata italiana dei nostri giorni, che racconta quanto le persone che ci circondano influenzino la nostra vita, tendendo a plasmare il nostro carattere e ad assegnarci un ruolo. Fino al giorno in cui capiamo che se non vogliamo vivere una vita che non ci appartiene, occorre ribellarsi a chi ci ama. 

Questo è il secondo libro di Lorenzo Marone cui mi approccio e devo dire che l'esperienza è stata gradita. Forse ancora di più di "Magari domani resto"che è uno splendido libro, intendiamoci. Però, però.. qui c'è la marcia in più!
Erri è un quarantenne napoletano che all'improvviso scopre che la moglie, Matilde, lo tradisce. E glielo dice pure lei in faccia e con crudezza. Sicuramente l'esito di una lunga ricerca di un figlio mai arrivato ha messo in crisi la coppia. Aggiungiamoci che Erri non è esattamente piacente e comunicativo e la bomba esplode.
Quindi lui si ritrova a ricominciare da capo tutto. Deve rendersi conto che non è più in due, ma uno da ricostruire. Nella vita, nelle abitudini, nelle relazioni, nel lavoro (anche nel lavoro perchè la ditta è del suocero e ci lavora pure Matilde, così, eh, il karma ha colpito duramente). Non è facile, è ovvio.
Ed Erri ce ne rende partecipi saltando come uno stambecco da un pensiero all'altro, da un fatto ad un altro, dalla sua infanzia sfasciata da genitori che insieme non stavano più bene e dalle coppie da loro nuovamente riformate con altri. Ma anche dal rapporto coi fratelli: Flor, Giovanni, Valerio ed Arianna. Quest'ultima è quella che amo di più, dopo il protagonista. Autodistruttiva, critica, fuori dagli schemi. E' la sorellastra di Erri, figlia del patrigno. Unica. Giovanni e Valerio, figli della madre di Erri, invece mi stanno piuttosto antipatici. Giovanni perchè è troppo supponente e schiavo del sistema, Valerio pure è troppo sicuro di sè, ma ben poco affidabile. Poi c'è Flor, figlia del padre di Erri, assolutamente scapestrata, pazza, ma con zero problemi. Come potrebbe averne uno spirito libero così? Dei genitori gli unici che salvo sono Mario, il patrigno di Erri e marito di Renata, sua madre, e Rosalinda, moglie del padre di Erri, Raffaele. L'uno padre, guida, sobrio; l'altra appassionata e leggera, madre. Mentre i veri genitori di Erri, lasciamo perdere, non so chi fosse peggio. 
Matilde invece non so che pensarne...La malsopporto. Mi sa di artefatta, precisina, un po calcolatrice.
Il romanzo DEVE piacere perchè parla alla nostra pancia. A me ha parlato molto della mia interiorità, a volte della mia infanzia. Infatti è pieno di miei post it che simboleggiano per me "sì, è così! E' vero! Mi è successo! Ti capisco!". D'altronde la mia "età bambina" non è stata affatto perfetta.. Anche se ammetto che spesso alcune riflessioni che vengono fatte fare ad Erri dai familiari mi urtano. Tipo che è normale tradire. Che tu mi dica che una relazione non è solo cuoricini ci sta, che se s'incrina ci si deve lavorare pure, ma il resto non vale per tutti!
E insomma..Erri nessuno lo capisce! Bello magari no, ma onesto, riflessivo, intelligente, empatico e tutto questo gli capita?  La giustizia non esiste! Ma questo libro non va raccontato, bensì vissuto. Potrei parlarne per paragrafi e paragrafi (ma in quel caso allora perchè leggerlo? E comunque dovreste farlo lo stesso perchè è un'esperienza!).
Quattro rose solo perchè il finale onestamente m'ha deluso anche se originale,benché poco scontato.

Nessun commento:

Posta un commento