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05/03/17

Recensione di Orfani Bianchi di Antonio Manzini

Trama: Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.

Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

Manzini sta diventando una garanzia. Scrivere in profondità, ma con semplicità come lui non lo fa nessuno.
Mirta è una donna moldava giunta qui cinque anni fa per dare un futuro a suo figlio, Ilie. Quando il padre del bambino è andato via, Mirta ha capito che non poteva stare con le mani in mano. Quindi  è venuta in Italia, sopportando ogni condizione lavorativa pur di mandare a casa qualche soldo e lasciando il figlio con la nonna.
Adesso lavora dalla signora Olivia, ma le viene dato il ben servito e deve cercare un altro lavoro, passando nel frattempo brutti momenti. Sarà grazie all'amico Pavel se viene assunta dalla famiglia Ferlaini Strozzi per badare alla vecchia Eleonora, anche se dovrà usare un pò di furbizia.
La signora Eleonora però sarà un osso duro come pochi e farà impazzire Mirta a suon di dispetti, anche se tante scene a me hanno fatto ridere nello scontro tra le due.
Devo dare spesso ragione a Mirta. Noi italiani abbiamo tutto. Pur nella miseria abbiamo comunque più di quello che lei, suoi connazionali o altri stranieri hanno nel paese d'origine. Eppure non sorridiamo, pensiamo ai fatti nostri e il lavoro "sporco" lo lasciamo ai lavoratori stranieri, lamentandoci comunque se "ce lo rubano". Infatti pur di non stressarci, se possiamo permettercelo, assumiamo qualcuno a badare ai nostri cari quando diventano scomodi. Tristi, accumulatori ed egoisti ci dimostriamo spesso.
Le donne come lei si adattano per soldi, i maledetti soldi che non comprano la felicità ma la tranquillità. Mirta oltre che infelice è  sempre in affanno. E la capisco, anche troppo bene. Lei ingoia schifo, rabbia, si rovina le mani, la serenità per dare un futuro a suo figlio. E mi chiedo quante di noi avrebbero il coraggio di separarsi dai figli? In casi estremi ne saremo forse in grado, ma quanta sofferenza comporterebbe? E come lei questa scelta la compiono milioni di straniere. In altri casi invece vengono mandati i figli, ma è un altro discorso. E' sofferenza leggere di lei che soffre e prova rabbia per la lontananza, l'immedesimazione è alta.
Mirta pensa che i ricchi stiano bene e sono felici, invece hanno solo i soldi. Spesso non hanno le capacità di riconoscere la vera felicità o il benessere. E quanta rabbia mi fa la nuora della signora Eleonora che se ne frega del personale, li disprezza, non vuole che facciano amicizia. Ed Eleonora è come lei. Lo sprezzo di chi è nato ricco e forte, abituato al privilegio.
E quanto sdegno e pregiudizio si percepiscce negli italiani verso gli stranieri. E so che spesso è vero !!!! Purtroppo vivo nel mondo. Non sempre hanno torto, ma chissà perchè puntano il dito solo allo straniero. Altro discorso lungo. E mi viene da dire, pace al galateo, che popolo di stronzi!!!!
Questo romanzo tira fuori tante emozioni e tanta rabbia, potrei parlare per ore! Posso solo riassumere dicendo che è straordinario e mostra un realistico spaccato di società e tempi moderni.



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