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20/01/17

Recensione Il libro dei ricordi perduti di Louise Walters

Trama: Roberta lavora nella libreria Old and New. I libri per lei hanno un suono e un odore tutto loro e, soprattutto, parlano: raccontano storie che vanno oltre quelle stampate e Roberta ama riporli con cura negli scaffali e raccogliere le foto, le lettere e le cartoline che trova nascoste all’interno di quelli usati. Un giorno il padre le porta una valigia con dei vecchi libri di Dorothea, la nonna di Roberta, e lei trova una lettera firmata dal nonno Jan, che apparentemente non sembra avere molto senso. È indirizzata a Dorothea, che da due anni vive in una casa di riposo, ma contiene elementi che non coincidono con quello che Roberta ha sempre saputo della famiglia del padre. Cercando di dare un senso a quelle parole e all’oscuro segreto che custodiscono, Roberta rivive la tormentata storia d’amore della nonna ai tempi della seconda guerra mondiale senza rendersi nemmeno conto che sta mettendo ordine nella sua stessa vita. Lei, che ama guardare nelle vite degli altri, adesso è costretta a guardare nella propria e ad aprirsi agli altri mettendo a nudo la sua sensibilità, il suo dolore, la sua rabbia. Adesso vuole conoscere la verità, vuole dipanare ogni dubbio e vivere pienamente la propria vita senza la zavorra di cose non dette, passioni mai dichiarate, segreti che possono restare intrappolati dentro di noi.

Questo è un libro stranissimo. Le protagoniste sono due: Roberta e la nonna Dorothea.
La storia comincia con la lettera di Dorothea che Roberta trova in un libro, uno di quei libri che sono nella valigia della nonna, ora in casa di riposo da un paio d'anni. E' uno degli ultimi scampoli dello spoglio degli averi della nonna. E' scritta da parte del nonno, in disaccordo con le scelte della donna amata e che porta scompiglio nella vita di Roberta. Innanzitutto, Jan, suo nonno, afferma di non poterla sposare (Roberta sa che lo sono stati anche se per poco) ed è datata in un momento posteriore alla sua morte.
La narrazione scorre parallela alle esperienze di Roberta ed alle vicende della vita della nonna ai tempi del secondo conflitto mondiale, come fossero due storie distinte.
Dorothea è una donna affascinante, sulla quarantina, che vive nella campagna londinese, rifiutata dalla madre per il matrimonio contratto e il cui marito è in guerra, ma che in realtà l'ha abbandonata per la sua incapacità a concepire un figlio. La sua vita cambierà con il presunto salvataggio di un pilota polacco che però morirà. Questo porterà alla visita di ringraziamento del comandante Jan Pietrykowski col quale nascerà un'amicizia molto forte ed immediata. Ciò rafforzerà il suo carattere, sempre forte ed incline a farsi poca cura del parere altrui, felice di star sola, ma impreparata a tutti gli sconvolgimenti che la aspettano e che affronterà con tenacia.
Roberta invece mi sembra meno tenace, più in balia degli eventi. Non ammette verità a se stessa, vive una relazione insoddisfacente. Forse conseguenze dell'abbandono della madre in tenera età.
La sua gioia sono i ritrovamenti nei libri usati (lettere, biglietti, note) e il suo lavoro alla libreria Old & New del  suo capo Philipp per cui lavora da undici anni. Ama immensamente suo padre, sempre più malaticcio, e sua nonna in casa di cura che dovrebbe visitare più spesso.
Questo libro ha una narrazione pacifica, tranquilla. Quando ci da le notizie sono forti, ma l'obiettivo non è sconvolgere il lettore.
I temi trattati sono molti: l'amore ai tempi della guerra, le consuetudini cui deve sottostare una donna (sposata o meno), la maternità che non arriva e quella indesiderata, una vita piena e altre vuote che ci si è costruiti.
Ecco, un personaggio che ho detestato è la madre di Roberta. Nel libro scopriremo di più, ma già mi basta sapere che ha abbandonato la figlia da piccola e non si è più fatta sentire. Ma anche altri personaggi femminili avranno un comportamento simile anche se in diversi ambiti. Non li ho nominati e non posso farlo per evitare spoiler. Non discuto che ognuno nella vita fa quello che vuole, ma sono donne che non meritano altre maternità o gran serenità. Ognuna sa quello che rischia quando condivide l'intimità con un uomo. Se non vuole rischi, ci pensa mille volte. Perchè poi, che si abortisca o si abbandoni un figlio, si gioca sempre con vite umane. Forse sono troppo severa nel giudizio, ma è troppo comodo agire così. 
E' un libro che si fa leggere, adatto per riflettere, ma che lascia tanta voglia di essere consolati quando si arriva alla fine.
Non è un brutto finale, ma è un finale assolutamente non convenzionale, fatto perchè la storia deve finire così e non come vorremmo. Non è un happy ending, ma nemmeno una tragedia. E' realistico, bello e sconvolgente assieme. E fa desiderio di conoscere quel che non è stato detto. Ma come la vita reale è imperfetta e non del tutto svelata, così è anche questo epilogo.


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