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12/01/17

Recensione di Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Nel "Sogno di una notte di mezza estate", scritto quasi contemporaneamente a "Romeo e Giulietta", s’intrecciano quattro vicende.
Mentre Teseo, duca di Atene, sta per sposare l’Amazzone Ippolita dopo averla sconfitta in battaglia, i rapporti fra due coppie di giovani cittadini (Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio), e persino quelli tra i sovrani delle Fate Oberon e Titania, sono inizialmente problematici. In un bosco popolato di presenze soprannaturali, la magia di un fiore e l’intervento di Puck, folletto pasticcione, creano e poi risolvono, nel corso di una lunga notte estiva, situazioni di totale anarchia dei sensi. Se agli ingredienti aggiungiamo un’irresistibile compagnia di guitti intenti ad allestire tragicomiche storie d’amore, prodigiose metamorfosi e una altrettanto prodigiosa varietà poetica, otterremo una delle più belle commedie di Shakespeare. Non si contano le versioni teatrali e cinematografiche, le pellicole d’animazione, le musiche, le opere liriche, i balletti, i quadri e i fumetti che hanno tratto ispirazione dal "Sogno".

Shakespeare è sicuramente uno degli autori più noti in tutto il mondo al pari di Dante Alighieri. La sua figura aleggia nel mistero, si sa poco di più sui genitori, di provenienza abbiente.
Certo è che è un autore prolisso, camaleontico, dotato e per questo molti suoi colleghi più illustri lo hanno preso a male parole e pettegolezzi. Anche la presunta abitudine di Shakespeare di aver svolto vari lavori, tra cui alternare scrittura e recitazione. E' un personaggio, insomma.
Sogno di una notte di mezza estate è una sorta di ironia dell'amore.
Si serve abbondantemente dei miti greci a suo uso e consumo, senza preoccuparsi di osservare fedelmente la mitologia classica.
Tra i protagonisti vi sono Teseo ed Ippolita, l'eroe greco e la regina delle Amazzoni in procinto di sposarsi, innamoratissimi. La realtà vorrebbe però che Teseo rubi la cintura alla regina e rapisca Antiope per poi unirsi a lei. Le loro vicende si intrecciano a quelle di Ermia e Lisandro (alias Paride) che sono innamorati e vogliono sposarsi, ma il padre di lei vuole che si sposi con Demetrio, il quale la ama e gode dell'approvazione paterna. Demetrio ama Ermia, rinnega il precedente amore per Elena, la quale è disperata per questo amore non corrisposto e spiffererà a Demetrio l'intenzione di Lisandro ed Ermia di fuggire assieme. I due dunque inseguono i fuggitivi, ma rimarranno tutti vittima degli errori di Puck, folletto della corte fatata.
Questi aveva il compito di versare una pozione d'amore sulle palpebre della sua regina Titania, come punizione inflitta da re Oberon per ricondurla all'obbedienza, ma anche sulle palpebre di Demetrio per far si che si innamori di Elena, ma Puck sbaglia e ciò causerà tragici errori.
Oberon e Titania non sono affatto in buoni rapporti, ma è quasi divertente vederli discutere.
In mezzo a queste vicende si mettono in mezzo le prove segrete di alcuni popolani che vogliono offrire uno spettacolo teatrale in occasione del matriomonio di Teseo, quale sovrano di Atene, inscenando la storia di Tisbe e Piramo, due amanti sfortunati.
Importante sarà il ruolo di Fondello, uno dei commedianti, con la punizione di Titania. 
La storia è brevissima, d'altronde è una rappresentazione teatrale, ma è intensa, ricca di colpi di scena e con una degna conclusione, come se tutto fosse stato il sogno di una notte di mezza estate appunto.
La storia è lineare, anche se poco realistica. Ma parliamo di personaggi classici usati comunque con gran libertà. E si tratta di un'opera scritta nel XVI secolo, quando l'idea di letteratura, teatro ed intrattenimento sono diverse da quelle di oggi.
Non posso eccepire nulla sulla qualità perchè c'è tutta. A me la storia non è dispiaciuta, ma posso capire se c'è chi non ha apprezzato la trama e lo svolgimento. Sono gusti.
Ho trovato triste e realistica, anche un poco umoristica, una frase, a fine libro, in cui si dice che Cultura è morta di miseria.
Da leggere, per un'italiana, è una tristezza indicibile, ma non si può dire sia una bugia. Potremmo vivere di cultura, invece non viene vista come un'opportunità, bensì come idealismo. E pensare che Shakespeare è nato parecchio tempo fa. Solo che all'epoca era normale vedere la cultura come qualcosa di elitario, quindi che fosse merce di minimo consumo. Oggi è grave vederla degradata  e così poco fruita. 

 

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